153 anni fà, il 29 NOVEMBRE 1864 avvenne “IL MASSACRO DI SAND CREEK”

Quel giorno tra gli indiani massacrati, neppure i neonati ebbero salva la vita: “le uova di pidocchio fanno i pidocchi”. Così il colonnello Chivington giustificò la carneficina.

Mentre negli Stati Uniti infuriava la guerra civile, scoppiata nel 1860, i nativi americani cercavano di resistere all’invasione dell’uomo bianco, seppure la maggior parte fosse già stata confinata nelle riserve.

Come scrive d’altronde lo storico Philippe Jacquin: “La storia degli indiani d’america, a partire dal XVI secolo, non è altro che il racconto cento volte ripetuto della loro resistenza al maremoto bianco”

La situazione spesso si deteriorava; da una parte i coloni europei entravano nelle riserve illegalmente e ne usurpavano i terreni. Dall’altra molti giovani indiani, per provare il loro coraggio alla tribù, commettevano furti contro l’uomo bianco.

Un capo Cheyenne, Pentola Nera, conosceva bene la situazione: “Vi sono uomini bianchi cattivi ed indiani cattivi. Gli uomini cattivi che stanno da entrambe le parti hanno causato questi disordini”.
Nello stato del Colorado gli incidenti erano infatti all’ordine del giorno; fu proprio per l’attacco ad un treno merci che il governatore Evans chiese al colonnello Chivington di risolvere la situazione.

Alla guida di 700 soldati e 40 artiglierI, Chivington si diresse all’accampamento di Sand Creek, dove vivevano più di 600 indiani, tra Cheyenne e Arapaho.
Nessuna pietà; il colonnello ordinò di uccidere e scorticare tutti gli indiani, compresi i neonati.
Uno dei testimoni raccontò: “Vidi una bambina di cinque anni sotto la sabbIa, due soldati la scoprirono, estrassero le pistole e le spararono” o ancora “vidi il corpo di Antilope Bianca privo di organi sessuali ed udìì un soldato dire che voleva farne una borsa per il tabacco”.

Seppure Chivington venne festeggiato nella città di Denver come un eroe, le testimonianze del massacro, grazie ad alcuni giornalisti, giunsero alle orecchie del governo che minacciò di trascinarlo davanti alla corte marziale. In realtà buona parte della pubblica opinione approvava l’operato di Chivington, convinto che quello degli indiani fosse un problema da estirpare alla radice. Una “soluzione finale” che sarà triste presagio del secolo che verrà.

Il colonnello, di fronte alle minacce ricevute dal governo, diede le proprie dimissioni dall’esercito, senza venir mai giudicato da un tribunale militare. Le cose non migliorarono certo in seguito;
finita la guerra contro gli stati del sud, il governo statunitense intensificò gli sforzi contro gli indiani, affidando il comando ad un eroe della guerra civile, William Tecumseh Sherman, il quale dichiarò a sua volta che: “ai Sioux dobbiamo rispondere con una violenta aggressività, anche se si deve arrivare a sterminare donne, uomini e bambini (…).

Negli anni successivi anche la resistenza Sioux sarà sradicata; poco tempo dopo l’umiliante sconfitta subita dal settimo reggimento di cavalleria di Custer, gli Stati Uniti si “vendicano” il 28 dicembre 1890, con un altro massacro, quando più di trecento indiani tra donne e bambini vennero uccisi a Wounded Knee Creek.

Bibliografia: Philippe Jacquin, Storia degli indiani d’America

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