Pirografia del legno

La pirografia, dal greco “scrittura col fuoco”, è una tecnica d’incisione, per mezzo di una fonte di calore, su diverse superfici quali: legno, cuoio, sughero. Una tecnica antica, praticata già in passato utilizzando metallo infuocato, ora vengono adoperati accessori più “raffinati”, come le punte di platico o nichel-cromo surriscaldati.

Il pirografo

Passiamo allo strumento. Il pirografo è un apparecchio elettrico che converte la corrente elettrica di rete normale, pericolosa, in corrente a bassa tensione. Esistono diversi tipi di pirografi, quelli standard con una sola temperatura massima, e quelli con la temperatura regolabile. Io personalmente prediligo il pirografo regolabile, in quanto una differente temperatura consente una diversa traccia, conferendo al tratto uno spessore ed effetto diverso. Ogni pirografo è munito di una punta intercambiabile, che arroventandosi, consente l’incisione sulla superficie.

La pirografia non è una tecnica molto semplice, per questo per i primi approcci si consiglia di rivolgersi a qualcuno di più esperto.

Le punte.

Si dividono generalmente in 2 classi: quelle costituite da un segno semplice e quelle che invece imprimono un segno geometrico come un circolo o un triangolo. Vediamone alcune: Universale può sostituirsi a tutti i tipi di punta. Tratto affilato per linee sottili. A cono per punti tondi e di diametro variabile. Piatta per un segno fine o, se usata di taglio, per segni più spessi. A sfera per punti regolari e profondi. A coltello è l’ideale per tratteggi. A forchetta per riprodurre linee parallele. Per brunire per fondi uniformi o chiazzati (es. effetti di nuvole).

I legni.

Una volta scelto il pirografo, si passa alla scelta del legno, tenendo bene a mente che un legno più morbido creerà solchi più profondi, ed un legno più duro contribuirà alla stesura di un segno più netto e pulito, è quindi preferibile scegliere un legno più duro come l’acero, o noce. In sostanza ogni tipo di legno può essere pirografato, e la scelta varia a seconda dell’effetto che si vuole ottenere.

Ad esempio:

Il mogano, visto la tonalità scura che lo caratterizza, è ideale per una pirografia poco contrastata.

Il noce presenta una levigatura ottimale e non si incurva.

Il castagno è poco resistente e poroso, ma molto facile da lavorare.

Il ciliegio si lavora bene ma tende ad incurvarsi.

Il frassino presenta venature molto “capricciose” e non permette quindi lavori
che richiedono molta precisione.

Come pirografare.

In questo articolo vedremo protagonista il Ceppo di Yule.

Il ceppo di Yule fa parte di una serie di antiche tradizioni nordiche. Veniva scelto un tronchetto di sempreverde che veniva poi bruciato a partire dalla vigilia di natale per dodici notti. A seconda delle tradizioni la cenere veniva divinata o conservata per scopi magici e religiosi.

Una volta scelti i materiali principali su cui andare a lavorare, è ora di scegliere, o creare, un disegno da riportare sul legno. In questo caso, considerato il tema, ho scelto di disegnare il simbolo del Dio e decorare il resto della superficie con del tradizionale agrifoglio.
Essendo una tecnica di incisione è sempre meglio avere un’idea molto chiara di ciò che si vuole fare, non avendo possibilità di cancellare eventuali errori. Quindi si prepara una base sulla superficie da cui partire. Una volta ultimata si passa alla pirografia. Ho acceso il pirografo ed ho atteso che arrivasse alla temperatura desiderata. Se si utilizza un pirografo a temperatura regolabile, cominciare da una temperatura non molto elevata. Io, ad esempio, comincio da una temperatura che va dai 500-550°, a seconda del legno che sto lavorando. In questo caso, ho cominciato da 500°. Ho tracciato la prima linea di partenza, creando un primo contorno per poi, successivamente, passare al riempimento della figura. Ho creato un gioco di luci ed ombre grazie all’alternarsi della pressione esercitata sul legno, e della temperatura. Più è alta la temperatura e più scuro sarà il tratto, di conseguenza, meno pressione esercito sul legno e più leggera sarà l’incisione, continuando così fino ad ottenere un effetto soddisfacente. Una volta ultimato il lavoro, se si vuole, si può passare sulla superficie lavorata una mano di flatting trasparente, che conferisce al tutto un effetto più curato.

Da: Makaniya N°01 Yule 2017 – Scritto da D. Pane – Nementon

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