Gli Incantesimi di Heka

Il potere magico dell’universo

Marco Dini Sin

Un dio ha donato Heka agli uomini come arma per contrastare il normale corso della cose.

Questa frase è stata tratta dagli “insegnamenti per Merikara”, un faraone appartenente alle dinastie del primo periodo intermedio. Ma perché Heka, la magia, possa manifestarsi, c’è bisogno della parola, del potere del verbo che trova la sua massima espressione nell’incantesimo. La parola è vita e forza ma anche morte e distruzione. Con essa gli Dèi generano, sviluppano, modificano, uccidono e distruggono. Allo stesso modo gli uomini, imitando i loro progenitori divini e cercando di sostituirsi a essi, ne fanno un uso rituale da migliaia di anni. Ma chi ha insegnato al genere umano il corretto impiego del potere magico? I mitografi antichi parlano chiaro: messaggeri divini comparvero sulla Terra per istruire i suoi abitanti, per trasmettere loro i principi della civiltà e donargli gli strumenti necessari per interagire con il mondo circostante.

I sumeri incontrarono gli Ab.Gal, gli uomini pesce (gli accadici Apkallu); gli egizi conobbero il glorioso regno di Auset e Ausar e gli etruschi ricevettero la visita del genio Tarchies e della lasa Vecu. Una formula magica ha in sé la capacità di richiamare l’attenzione delle “energie consapevoli” che pervadono e controllano il micro e il macro cosmo e, grazie a un loro intervento, il demone apportatore di malattie potrà essere allontanato, un attacco psichico disgregato, un ostacolo eliminato, un nemico reso impotente. Gli incantesimi hanno una loro connessione con la sfera del divino ma, a volte, l’intervento di un dio o di una dea può anche non essere necessario perché le parole magiche agiscono grazie a un potere proprio. Ciò può avvenire in virtù del fatto che la formula recitata spesso contiene già i nomi segreti degli Dèi o dei particolari suoni o delle specifiche vibrazioni.

Come si può negare, per esempio, l’effetto letargico di una comune ninna nanna cantata con amore da una tenera mamma? Certamente la parola è al servizio della volontà e, come tale, assume l’impronta di chi la pronuncia. Innegabile è poi l’importanza che ha rivestito e riveste nella storia dell’umanità: è il mezzo di comunicazione tra i popoli, l’elemento che contraddistingue l’uomo dagli altri esseri viventi, uno straordinario strumento che permette di fissare un evento e salvarlo dall’oblio. Alcune formule hanno acquisito le loro prerogative magiche con il trascorrere del tempo, dopo essere state recitate, con specifici intenti, da centinaia di iniziati per migliaia di anni. Spesso di quelle formule originarie, a causa della trasmissione orale, sono sopravvissuti solo dei relitti quasi sempre privi di significato letterale, una serie di suoni dotati di straordinari poteri. Perché un incantesimo conservi intatto tutto il suo potenziale magico è necessario che nessun tipo di inquinamento energetico lo indebolisca. Ciò può avvenire quando ne viene fatto un uso improprio prolungato; alla stregua di uno strumento di alta precisione adoperato grossolanamente o abbandonato nelle mani di ignari bambini. È proprio per questo motivo che molte formule furono c sono ancora oggi mantenute nascoste, custodite negli scrigni della memoria come veri e propri tesori. C’è quindi una grande differenza tra le parole “profane”, usate comunemente per dialogare, e quelle “sacre” impiegate nelle attività magiche e spirituali.

Ogni formula è stata classificata in base allo scopo per il quale viene adoperata assumendo diverse e particolari denominazioni, come riportato nel seguente schema:

  • Esorcismo
  • Scongiuro
  • Carme
  • Benedizione
  • Invocazione
  • Evocazione
  • Maledizione
  • Preghiera
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Marco Dini Sin

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