La storia del Lama Paljin Tulku, fondatore del monastero di Graglia

Lama Paljin è nuovamente tra noi». Era il 14 luglio 1995 quando queste parole vennero pronunciate da Togdan Rinpoche, capo per il Ladakh di tutti i lignaggi del buddhismo tibetano. Quel giorno, 180 monaci approvarono il riconoscimento della reincarnazione di Je Paljin, un Lama vissuto all’inizio del 17° secolo. Oggi, Je Paljin rivive nel corpo di Arnaldo Graglia, nato nel 1941 ad Addis Abeba da genitori piemontesi. Nel Biellese (e non solo) è conosciuto con il nome di Paljin Tulku Rinpoce, ed è l’unico italiano nella storia a cui sia stata ufficialmente riconosciuta la reincarnazione.
«In tutto il mondo sono una decina gli occidentali riconosciuti come reincarnazione di grandi Maestri e io sono uno di essi», racconta Paljin Tulku Rinpoce mentre sorseggia un tè nella sala cerimonie del monastero che ha fondato nel biellese. Ha dato vita a iniziative umanitarie in India, Nepal, Etiopia, Perù; ha contribuito alla fondazione del Forum delle religioni di Milano, ed è un infaticabile diffusore del buddhismo in Occidente

Quando non è in giro per il mondo lo si può trovare a Graglia.

«Era il 2000 e cercavo un luogo non lontano da Milano per realizzare un monastero: una casa immersa nel verde e vicino a sorgenti d’acqua. Trovai l’annuncio di una baita in vendita sulle Alpi biellesi: quando arrivai, riconobbi subito il luogo dei miei sogni. Il fatto che la baita si trovasse nel Comune di Graglia (proprio come il mio cognome) fu un ulteriore segno che questo era il posto giusto».

Oggi il centro Mandala Samten Ling di Graglia è uno dei più importanti monasteri tibetani in Italia, un luogo di ritiri e meditazione divenuto nel tempo un punto di riferimento per moltissimi praticanti di Dharma italiani e stranieri. Le lezioni del Lama sono seguite su internet da migliaia di fedeli e numerosi sono i discepoli che frequentano i Centri Mandala da lui fondati a Milano, Merano e Graglia. Considerato una guida ferma e risoluta, è impossibile non restare affascinati dalla semplicità con cui parla di sé e della sua storia.

Arnaldo Graglia ha trascorso gran parte della vita a Milano.

«Ho lavorato per le principali aziende automobilistiche internazionali. Sono stato direttore marketing di Seat Italia: un lavoro che negli anni’80 spalancava le porte del successo, della carriera e della vita brillante. Sentivo però che desideravo altro. Volevo fare qualcosa che tutti possono fare ma che nessuno fa. Avevo le ferie due volte l’anno ed ogni volta mi recavo in Nepal dal Maestro Geshe Nawang Yandak, che mi ha accettato come discepolo».

Paljin Tulku Rinpoce segue da sempre gli insegnamenti del Dalai Lama, ed è stato discepolo di alcuni dei maggiori Maestri tibetani fuggiti dopo l’invasione cinese. Al termine di una lunga ricerca interiore, ha preso i voti di novizio a Dharamsala nel 1991 e nel 1993 ha ricevuto la completa ordinazione di monaco in India. Due anni dopo è stato riconosciuto come la reincarnazione di Je Paljin.

«Avevo sognato un luogo che non avevo mai sentito nominare: il monastero di Lamayuru in Ladakh guidato nel 1600 dal Lama Je Paljin. Sentii la necessità di recarmi al più presto in questa regione e quando arrivai i monaci mi dissero semplicemente: ‘Ti stavamo aspettando’”».

Da quel momento, Paljin Tulku figura tra i Maestri che reggono il monastero di Lamaiuru ed è detentore del trono del Monastero di Atitse in Ladakh.

 

da: la stampa / biella

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