La Cannabis nei Culti Religiosi

La Cannabis è da sempre considerata una pianta sacra in moltissimi culti Religiosi

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I Dogon

Per i Dogon c’è una connessione fra la cannabis e la stella sirio. Si sostiene che infatti la parola “cannabis” provenga da loro e dalla sua connessione con la stella Sirio, la stella della costellazione del Cane. La parola cannabis si attribuisce ad una traduzione latina

cane bis = Sirio B

L’aiuto che i Nommos, esseri provenienti dalla stella Sirio, avrebbero voluto darci per effettuare questa grande evoluzione, sarebbe avvenuta attraverso una visita, per trasmettere un messaggio di speranza e di felicitazioni ai Dogon per il loro agire.
I Dogon affermano che i semi della pianta di canapa sarebbero stati portati sulla terra dai Nommos per aiutare la gente ad evolversi. Si tratterebbe di un mezzo utilizzato in altri tempi e in altri luoghi e ridato ai Dogon perché lo conservassero.
La maggior parte delle cerimonie Dogon contempla l’uso o la combustione della pianta.

Santa Muerte

C’è chi la considera anche come una divinità cui appellarsi, in grado di cambiare le nostre sorti. Patrona dei narcos, dei poveri, delle prostitute, dei detenuti, la Santa Muerte è la divinità a cui chiedono aiuto gli ultimi della società. Il culto della Santa Muerte si è sviluppato spontaneamente nelle zone più povere del Messico circa cinque secoli fa, mischiando tra loro antiche credenze funerarie azteche, il cattolicesimo spagnolo, imposto dai conquistadores nel XVI secolo, alcune usanze tipiche della hechicería (stregoneria) e della cultura yoruba

In Messico il culto della “Santa Muerte” è un fenomeno in rapida crescita. La “santa della morte”, che viene raffigurata da uno scheletro umano a cui vengono fatti indossare degli abiti femminili, (a volte anche delle parrucche) con tanto di falce ben serrata in una mano e nell’altra un globo(la giustizia ed il mondo). Nei riti il devoto soffia sullo scheletro una boccata di marijuana e lascia degli alcolici in offerta.

Taoismo

Uno dei primi esempi di impiego della cannabis in un credo religioso può essere trovato nel Taoismo, l’antico sistema di credenze cinesi risalente al quarto secolo a.C.. La filosofia fondamentale del Taoismo risiede nell’armonia ed nell’equilibrio di tutte le cose nell’universo, incarnata nel simbolo dello yin&yang. I primi testi taoisti citano l’uso della cannabis in inceneritori di incenso a fini ritualistici, ed era usata per eliminare il desiderio egoistico e raggiungere così uno stato di naturalezza. Si credeva che la cannabis aiutasse anche nella divinazione. I monaci e gli sciamani taoisti usavano questa erba per comunicare sia con gli spiriti benigni che con quelli maligni.

Induismo

L’Atharvaveda è uno degli antichi scritti vedici dell’Induismo e risale almeno a 3000 anni fa. Secondo i Veda, la cannabis è una delle cinque piante sacre e si pensa che abbia un angelo custode nelle sue foglie. Nei Veda ci si riferisce alla pianta come fonte di felicità, di gioia e di liberazione, somministrata alle persone “per compassione” per dilettare i sensi ed eliminare le paure.

Secondo un racconto, Shiva stesso creò la cannabis dal suo corpo per purificare l’elisir di lunga vita, attribuendole così l’epiteto angaja o “nata dal corpo”. Si crede che il termine “ganja” derivi proprio da questa dicitura.

Nelle pratiche spirituali induiste, la cannabis può essere somministrata in tre forme diverse:

  1. il bhang, che è una bevanda lattiginosa fatta dalle foglie e dalle cime della cannabis;
  2. il charas, che è un tipo di hashish fatto dalla resina di cannabis;
  3. la ganja, ossia le cime da fumare, chiaramente.

Bere il latte di cannabis bhang per pulire e purificare il corpo durante una festa religiosa è considerato un atto sacro.

Buddismo

Come i loro cugini indù a sud dell’Himalaya, i seguaci buddisti in Tibet hanno una lunga tradizione di impiego dell’erba a fini religiosi. Si dice che Gautama il Buddha, il saggio che fondò la religione buddista nel quinto secolo a.C., durante il suo cammino verso l’illuminazione, abbia vissuto con nient’altro che un seme di canapa al giorno. Spesso il Buddha è raffigurato con delle foglie di cannabis in mano. Si pensava che assumere la cannabis espandesse la coscienza durante le cerimonie e la preghiera, fungendo da aiuto durante la meditazione.

 

Cristianesimo

Mentre l’uso della cannabis nelle antiche religioni orientali era frequente e diffuso, ci sono poche prove attestanti l’uso della cannabis nel Cristianesimo dalle origini fino al ventesimo secolo. Nel 1936, l’etimologo polacco Sula Benet pubblicò una nuova interpretazione dei testi antichi del Vecchio Testamento. Ritiene ci sia stato un errore di traduzione dell’originale versione greca del testo e che l’interpretazione corretta darebbe un significato totalmente nuovo a parecchi testi. Secondo la sua teoria, il termine ebraico per la cannabis “kaneh bosm” fu scambiato invece per calamo, che è una pianta usata a fini aromatici. Se la sua teoria è corretta, libri del Vecchio Testamento come l’Esodo, il Cantico dei Cantici e i Libri di Isaia, Geremia ed Ezechiele fanno spesso riferimento alla cannabis.

Nella Grecia Antica

Lo storico greco Erodoto (c.484 – 425 a.C.) testimonia l’uso della cannabis durante le cerimonie religiose nell’antica Grecia. Descrive come gli Sciti bruciassero l’incenso di canapa usando contenitori o tripodi improvvisati posizionati su fiamma libera. I pertecipanti si riunivano in tende ed inalavano il fumo ai fini del rito in questione. Si crede che anche gli antichi Assiri usassero l’incenso di cannabis durante i funerali e per scacciare gli spiriti maligni.

Paganesimo

Secondo la mitologia norrena, la pianta di cannabis aveva in sé l’energia femminile di Freyja, la dea dell’amore, della bellezza e della fertilità. L’assunzione della pianta lascierebbe che l’essenza della dea entri nel corpo del consumatore. Ci sono prove dell’uso della canapa e della cannabis in diverse fasi della vita di un individuo nel primo paganesimo germanico. La pianta era utilizzata durante rituali spirituali e atti a favorire la fertilità, ed era considerata così importante che si donavano ai morti vestiti e semi di canapa. Persino la raccolta della cannabis era motivo di celebrazioni.

Rastafarianesimo

Sviluppatasi in Jamaica durante gli anni 30 del 1900, la religione rastafariana prevede l’uso spirituale della cannabis per varie cerimonie. Secondo il credo rastafariano, che rifiuta tutte le forme di materialismo e oppressione, la cannabis espande la coscienza, aumenta il piacere, rilassa e libera dalle energie negative. I rastafariani credono che la pianta porterà l’uomo più vicino al suo creatore, Jah.
La stessa Ganja viene chiamata dai rastafariani “the herb” poiché essi credono sia cresciuta sulla tomba del re Salomone, precursore della dinastia regale etiope. Quando usata nei contesti religiosi essa assume il nome di “holy herb”, in quanto trovano nelle Sacre Scritture la prova che essa, in quanto creata da Dio, è sacra.

In Egitto

Dalla pagina di White Lilly

“La dea Seshat è stata identificata come la dea dell’architettura, dell’astronomia, dell’astrologia, della costruzione, della matematica e del rilevamento.
L’immagine dell’emblema di Seshat sul muro di un tempio a Luxor risale al 1250 A.C. circa. Mostra la foglia di canapa usata per fabbricare la corda da rilievo di Seshat.
Tutto ciò che riguarda Seshat simboleggia il compito vitale di integrare e armonizzare e “legare insieme” il regno divino e il regno materiale.
Naturalmente, non si può ignorare che il simbolo distintivo sopra la testa della dea Seshat sembra essere fortemente indicativo del contorno di una foglia di cannabis.

Inoltre, la stessa mummia di Rameses II contiene tracce di cannabis (oltre a tracce di tabacco e coca).

Europa del Medioevo

La cannabis e altre piante curative rivestivano un ruolo importante nelle arti occulte/magiche dell’alchimia e della magia, oltre ad essere utilizzate nelle iniziazioni rituali di alcune società segrete.
La cannabis ha svolto un ruolo fondamentale nell’alchimia spagirica e appare nelle opere di alchimisti come Zosimo, Avicenna, Lullo, Paracelso, Cardano e Rabelais. La cannabis ha anche giocato un ruolo fondamentale nella magia medievale e rinascimentale e le ricette con le istruzioni per il suo uso compaiono in un certo numero di grimori influenti e importanti come il Picatrix, Sepher Raxiel: Liber Salomonis e The Book of Oberon.
La cannabis potrebbe essere il Santo Graal? Con riferimenti storici dettagliati, gli autori esplorano le accuse che i Templari furono influenzati dagli Assassini ingerenti dell’Islam medievale e che i miti del Graal derivano dalle tradizioni persiane attorno alla bevanda sacra conosciuta come haoma, che era una preparazione di cannabis, oppio e altre “droghe” (N.B. la parola droga significa principio attivo……). Molte delle opere discusse, non sono mai state tradotte in inglese o pubblicate nei secoli. La ricerca ineguagliabile in questo volume lo rende un potenziale classico perenne sui temi della storia medievale e rinascimentale della cannabis, nonché sul ruolo delle piante nelle tradizioni magiche e occulte.

 

Sciamanesimo

E, come Mircea Eliade documenta a lungo nella sua analisi enciclopedica delle tecniche utilizzate nelle culture sciamaniche di tutto il mondo per raggiungere stati di estasi, la cannabis viene talvolta usata nella pratica sciamanica, collegando così in modo esplicito il regno infinito e il reame ordinario. Alcuni aspetti di questa discussione possono essere trovati in “Quanti modi ci sono per contattare il regno nascosto?”

White Lilly

Questi sono solamente alcuni esempi della presenza della Cannabis nei Culti Religiosi. Se conoscete altre culture scrivete un commento !

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