Scritto da: Alberto Camici

Trovate i precedenti articoli di questo percorso alchemico ed ermetico nella rivista Rebis Magazine “Cliccando Qui”

Valete Fratres et Sorores.
Benedictus Dominus Deus noster, qui vocavit nos in hoc Opus fecit.

 

“Ecco vi dichiaro cio’ che e’ nascosto; l’Opera e’ con voi e in voi: trovandola in voi, ove essa e’ continuamente, voi l’avrete anche sempre; dunque voi siate!” (“Sette Capitoli di Ermete”)

 

“Il regno dei Cieli e’ dentro di voi” (“Vangelo”)

 

“Cio’ che e’ qui e’ anche altrove; cio’ che non e’ qui, non sta da nessun’altra parte”
(“Vishvasara Tantra”)

 

“In questo corpo alto otto palmi e’ compreso il mondo, la genesi del mondo, la risoluzione del mondo. Tutto cio’ che possiede il macrocosmo, anche l’uomo lo possiede” (“Detto buddhista”).

 

Desidero iniziare questo sesto articolo della Rubrica, con uno scritto indirizzato ad una allieva dei miei Corsi di qualche tempo fa. Questa ragazza ha lavorato profondamente su se stessa. Ovviamente per rag ioni di privacy  non citerò, ne’ il nome, ne’ la circostanza. 


“Cara … mi hai confidato il tuo malessere che ti sta come soffocando. Dici che sei bloccata ormai in tante cose, come se tu fossi arrivata a un punto morto; sai bene che devi andare avanti, ma questo ti mette paura e ansia. Non riesci a riprenderti. Ti sei chiusa. Al contempo ti e’ chiara ormai la necessita’ di essere sincera con te stessa e di dirti chiaramente di cosa hai veramente bisogno. Non puoi più nasconderti; devi cambiare passo. Ora, a me pare del tutto evidente la bellezza di questo tuo periodo di “mortificazione”. Non può non essere doloroso e ancora confuso, ma salutare lo e’, stai certa. Il processo di cambiamento in te e’ ormai inarrestabile mia cara. Ti esorto quindi ad aver fede e a osare. “Ambula ad intra” (De Pharmaco Catholico) con coraggio. Prendendo a prestito il linguaggio alchemico, spesso usato nei nostri Corsi, quella “cristallizzazione” in cui ti eri identificata per un certo tempo, non regge più, si sta sgretolando e sciogliendo al calore della vita che pulsa in te e della verità che devi fare su te stessa. Quel corpo rigido, quella statua di (sale) che eri tu fino a poco tempo fa, si sta sbriciolando sotto i colpi inevitabili e salutari della crisi che avanza, di quella “virtù agente ribollente” contenuta nella “materia viva”. Attraverso il movimento dello spirito vivente, nell’aria (Mercurio), si e’ finalmente riacceso quel forno spento nella tua anima (Zolfo). Si accende cosi quel “calore che da’ attività alla Luce”. E’ tempo di “cuocere” … Finora e’ come se tu avessi impiegato male le tue forze e per costruire che cosa? Sai bene come il solo mix di fuoco e terra produce secchezza, inaridisce il terreno. Senza il corretto “Modo e Senso” non si procede da nessuna parte, o meglio si procede “precipitando” in basso perché nella vita interiore non ci sono soste, o si procede o si precipita . Tanta di quella forza che hai impiegato in questi anni, infatti, ha sortito questo effetto, perché non irrorata dall’acqua mercuriale (spirituale). Ti sei negata “umidità” e “aria”. In questo modo il corretto sentire invece di sciogliersi si e’ come soffocato. Hai avuto paura di perderti, ma non ti sei neppure ritrovata. Ora pero’ ti rendi conto che senza quel tepore che sale da quell’humus di cui sei composta, raccolto da quel vento libero di muoversi ovunque, non si accende il “fuoco” della trasformazione. Solo lo Spirito porta questo Fuoco. Gli elementi di cui sei composta, con tutte le loro qualità attive, vanno di nuovo ordinati e offerti, vanno fatti “danzare”.

Buona trasmutazione allora …”

L’Arte iniziatica…

…ha lo scopo di liberare quell’umido radicale” nel quale si ravvisa non solo la vitalità dell’individuo, ma tutte le sue potenzialità trattenute nelle zone più intime del suo essere, dove rischiano di languire come in una dura prigione. Per aver successo in questa opera di emancipazione, e’ importante che agisca sul soggetto un calore ininterrotto dato dalle “operazioni iniziatiche” le quali hanno lo scopo di rendere permeabile all’anima (Zolfo), l’azione esterna dello Spirito (Mercurio filosofico). In tal modo l’individuale si armonizza e si combina all’universale per generare l”Agente grazie al quale si compiono i prodigi alchemici. Attenzione pero’ il Fuoco vitale agisce sempre nella Materia/natura, in maniera per cosi dire, meccanica e neutrale, secondo delle leggi generali, ma potrebbe esaurirsi al fine dell’evoluzione individuale. Spetta allora all’Arte incanalare le forze naturali, riunirle ed accumularle.

L’Arte cosi permette alla Materia/natura di superare se stessa e rinascere a una qualità più elevata. In questo modo si progredisce e si fanno fruttare i talenti ricevuti. Tale Materia/natura che l’Adepto e’ chiamato a porre in opera non e’ altro che la sostanza medesima dell’essere donna e uomo, dell’essere specie umana. Il Sole (ragione) e la Luna (immaginazione) vi si associ ano; vi trova la sua sede l’ardore vitale volontario e sentimentale (Fuoco) e se ne ricava tanto la “acqua ignea”, ossia il fluido vitale carico di energie attive, quanto la “terra fissa”, quella sulla quale si deve fondare stabilmente ogni vera azione. L’unico “vaso” adatto a questo e’ la persona stessa dell’iniziato. E questo lo ribadiamo anche nel caso di quell’Alchimia metallurgica che mutando i metalli inferiori in oro, compie ugualmente un vero e proprio rito taumaturgico non solo di rigenerazione materiale. Scoprendo infatti le essenze stesse delle cose, l’adepto ne scopre i ritmi vibratori entrandoci in consonanza visto che di essi noi pure siamo composti.

La trasmutazione metallica consisterà certamente nel portare la Materia al suo più alto grado di perfezione: l’argento e poi l’oro, ma per analogia ci saranno nel frattempo altre “operazioni” ancor più segrete, tali da rinnovare le forze vitali dell’uomo decaduto dalla grazia adamitica, permettendogli di ridiventare l’essere divino di quel Progetto che fu all’origine del presente ciclo di manifestazione e che si racchiude ancora adesso nel suo intimo e nel cuore delle cose. Lo diciamo dunque qui in modo definitivo per quanto ci concerne, l’alchimista deve “operare” in Laboratorio non disgiunto dal “Oratorio”; deve trovare e applicare si la Pietra Filosofale alla natura minerale prima di utilizzarla sul proprio corpo, ma questa trasmutazione e’ cosa preliminare a ciò che e’ veramente essenziale; la reintegrazione, la liberazione dell’iniziato.

Descriviamo brevemente ciò che andremo a specificare meglio nelle Fasi dell’Opera.

Abbandonato a se stesso, in una crisi esistenziale o in una prova iniziatica, l’adepto si trova racchiuso nell’Uovo filosofico in preda a una profonda tristezza che lo fa languire, come se si dissolvesse. Ha inizio cosi la decomposizione sotto il cui influsso “il sottile si libera dallo spesso”.
Alcuni ne parlano come la Prova dell’Aria, infatti dopo essere disceso negli Inferi, lo spirito risale privato del “caput mortuum” che intanto si annerisce sul fondo del vaso ermetico.

Ora lo spirito cerca un passaggio attraversando una strada immersa ancora nell’oscurità, ma senza lasciarsi scoraggiare dagli ostacoli o da paure residue. Le altezze lo attirano e l’adepto si va mondando proprio ascendendo al Cielo. Tale ascesa viene interrotta da un uragano, da fulmini e tempesta che si scatenano, facendo sballottare il candidato qua e la, su e giù.
Questa e’ l’immagine di quello che avviene all’interno del vaso chiuso dell’Alchimista – nel suo corpo stesso, nella materia/Natura che si va innalzando/elevando a una qualità superiore. Avviene dunque una “circolazione dei soffi” all’interno del vaso.

 

Intanto l’Opera continua e le parti volatili del candidato alchemico si liberano fino ad essere condensate dal freddo delle altezze che risale. La pioggia lava il residuo putrefatto di se’ e tale abluzione si definisce la Purificazione per l’Acqua. Tutto avviene all’interno dell’Uovo filosofico, non fuori. Nel frattempo l’Acqua viene vaporizzata dal fuoco e condensata dal freddo. L’Acqua passa nella parte terrosa del candidato che reiterati lavaggi fanno sfumare dal nero al grigio e infine al bianco. Portata al bianco la sua materia/Natura purificata, può adesso sottoporsi alla Prova del Fuoco. Si tratta dunque di “calcinare” il candidato, il quale viene esposto a un calore tanto forte che ogni cosa in lui brucia, o meglio brucia solo quello che dovrà essere distrutto per rinascere a vita nuova.

Niente si crea o si distrugge, infatti, ma tutto si trasforma.

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La materia/Natura da vile per l’occhio profano, passa a nobile con qualità fino ad allora sconosciute. La purificazione del Fuoco produce la trasparenza del Sale (corpo), i cui cristalli ora non sono più mischiati con altro e può cosi trasparire la Luce interna accesa dal fuoco dello Zolfo (anima) risvegliato. Ne riparleremo. E’ il momento adesso di entrare nella “pratica”.

Scelto un buon momento della tua giornata per dedicarti all’esercizio interiore, t’invito a leggere questi Sette Principi Ermetici, i quali sono come il naturale completamento della “Tavola di Smeraldo” e si trovano nel “Kybalion”, un manifesto redatto da alcuni iniziati nel secolo scorso, negli Stati Uniti.

1. Il Principio del Mentalismo. Tutto e’ Spirito; l’universo e’ mentale.
2. Il Principio di Corrispondenza. Ciò che sta in alto e’ uguale a ciò che in basso; ciò che sta in basso e’ uguale a ciò che sta in alto.
3. Terzo Principio di Vibrazione. Niente e’ in quiete; tutto si agita; tutto vibra.
4. Quarto Principio di Polarità. Tutto e’ doppio; ogni cosa possiede due poli; tutto ha due estremi … Gli estremi si toccano … Tutti i paradossi possono essere conciliati.
5. Quinto Principio del Ritmo. Tutto scorre, internamente ed esternamente; ogni cosa ha una sua durata; tutto si sviluppa per poi degenerare …
6. Sesto Principio di Causa ed Effetto. Ogni cosa ha il suo effetto; ogni effetto ha la sua causa; ogni cosa accade in conformità con la Legge …
7. Settimo Principio del Genere. Esiste un genere in tutte le cose; tutto ha un principio maschile e un principio femminile; il genere si manifesta in tutti i piani.

Dopo tale lettura ermetica e’ il momento di entrare nella camera segreta e continuare le “operazioni” nel nostro Oratorio Laboratorio. Seguendo le indicazioni precedenti sulle modalità e il luogo che abbiamo scelto per la “pratica”, eseguiamo per tre volte in piedi l’invocazione rituale: “Benedictus Dominus Deus noster, qui vocavit nos in hoc Opus fecit. Amen“.
A seguire inchinandoci recitiamo lentamente e profondamente: “Benedetto sei tu, oh Signore, illuminami con la tua Santa Iniziazione”.
Ci si siede. La postura indicata e’ quella seduta sui talloni. Avremo disteso un tappetino nel frattempo e postici in tal modo l’assumiamo rilassati. Tale postura la si chiama “seiza” in giapponese, o “vajrasana” in sanscrito, tradotta con posizione del fulmine o del diamante. L’esercizio e’ uno “shakti prana kriya” molto potente che sorge dal “kandasthana”, cioè il luogo  del “Kanda”, una radice bulbosa che si trova internamente alle pelvi a diversi cm dall’ano. Questa zona noi la possiamo esperire ad esempio quando, seduti ad angolo, col dorso perpendicolare e  gambe distese in avanti rilassate, noi stringiamo e rilasciamo diverse volte la zona pelvica e il perineo.
Oppure seduti in “seiza” ci spostiamo a destra, o a sinistra, ponendo ora l’uno ora l’altro i rispettivi talloni inserendoli tra le due natiche, le quali si apriranno per accogliere la pressione esercitata dal tallone. Questa del “kandasthana”, cosi come lo “shakti prana kriya” che proponiamo, e’ una “pratica” che riceviamo dal “Tantra”.

Uno dei tratti caratteristici di questa corrente esoterica eterodossa – (tantrismo e’ un termine che non esiste in sanscrito) – la cui radice verbale e’ “tan” = tendere, distendere, trama, comporre, dal quale l’adepto “tant rika” tra ispirazione, e’ che l’Universo, pervaso di coscienza ed energia, si rispecchia e riverbera in lui, poiché egli stesso parte di questa energia diffusa e onnipervadente (Shakti). Il corpo del “sadhaka tantriko” diviene luogo della manifestazione del divino, nonché riflesso del medesimo.

Nel corpo/vaso dell’adepto si scoprono avere sede forze, energie, sorgenti e poteri che animano il mondo interiore cosi come l’intero Universo. Sono le divinità similmente anch’esse espressioni di qualità coscienziali e veicoli di attivazione e trasmissione energetica, la quale si manifesta in innumerevoli forme. Una sola pero’ e’ la Coscienza Divina (Shiva) che e’ tutto in tutti, sostenendo l’ordine armonico delle cose. Dunque Shiva e Shakti – coscienza e potenza; coscienza e il suo rispecchiamento consapevole – sono Due in Uno nell’organicità della totalità. Nel corpo/vaso del “tantrika” vengono operate le trasformazioni attraverso lo Yoga (unione) che, vissuto in questa prospettiva, e’ un metodo e una scienza del Se’/Essenza, alchemico trasformativa; e’ Yoga per manifestare e realizzare la Divina Coscienza. La sua applicazione ha lo scopo di formare il “corpo alchemico” o “corpo di luce”. Ora, l’analogia con tutta l”Opera” e’ ben evidente. Ci  muoviamo dunque nello stesso “campo”, con coordinate simili. Torniamo quindi all’esercizio proposto,  “shakti prana kriya”.

Seduti in “vajrasana” con le gambe piegate e leggermente aperte rispetto al bacino, iniziamo un movimento a flusso, ad onda. Le mani sono aperte sulle ginocchia esercitandovi una certa pressione come se fossero un perno e da li non si muovono.
Espirando formeremo una curva col dorso portando l’addome all’interno e la testa/occhi che guardano giù.
Inspirando invece ci estenderemo all’indietro, aprendo le spalle e guardando in alto, ruotando col bacino che in tutto il movimento sara’ sempre mobile e fluido.
Si deve sentire come un flusso che profondo e lento sale dal fondo e risale lungo tutta la colonna vertebrale e dall’alto poi ritorna.

La “pratica” si dice anche “far respirare la colonna”. Da un movimento lento, profondo e continuo, si può anche aumentare il ritmo. Il respiro sara’ sempre dal naso. Attenzione a porre la lingua sul palato e gli occhi socchiusi che guardano tra le sopracciglia. Sono quei due mudra che aprono il curcuito energetico. “Shakti prana kriya” ha lo scopo di risvegliare la “Kundalini Shakti” che col suo calore brucia le scorie sottili e mobilita tutto il “corpo energetico”. L’esercizio lo faremo durare almeno una quindicina di minuti. Non dimentichiamoci mai di accendere un lume, bruciare dei bastoncini di sandalo o d’ambra. Spesso per allontanare influenze negative si consiglia di usare sul corpo e sul capo l’essenza di White Chestnut. Consigliamo pure di purificare l’ambiente in cui eseguiamo le “operazioni” con il palo santo.

Cosi sia. Amen.

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